La città sottile

Non c’è più nulla da conquistare, da scoprire, da inventare.
Che silenzio, pace, letteralmente immobili, tutti.

Dove è finita la nostra eredità di conquistatori, scopritori, ed inventori della fantasia?
Tutto è fermo e il tempo carezza i ricordi di noi, anime vaganti.

Orme lavate dalle poche piogge e dai disinfettanti sparsi qua e la a cercare di purificare vite contaminate.

Insetticidi d’umanità tengono sotto controllo la voglia di esserci, ci si prova dai balconi a far diventare case e palazzi casse di risonanza acustica per poi rintanarci.

Ora le città acquisiscono connotati diversi, come dopo le grandi nevicate, dove non esistono più linee e confini.

Linee e confini che separano a forza età, generi e razze, separano i vivi dai morti.

Italo e Marco, loro, girano liberamente per la città, ridisegnando con il loro vento sottile, piazze , parchi, fontane e monumenti.

Si divertono ad inventare nuove storie di civiltà ed utopia, ne hanno tutto il tempo, un’eternità, e non hanno bisogno di autocertificazione.

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